Libertas ecclesiastica Secoli XV-XVI

Arco della “Libertas ecclesiastica”, noto anche come Arco Borgia-Cybo,  innalzato alla fine del sec. XV, un trentennio dopo la caduta della signoria malatestiana.
Arco della “Libertas ecclesiastica”, noto anche come Arco Borgia-Cybo, innalzato alla fine del sec. XV, un trentennio dopo la caduta della signoria malatestiana.

Almeno in un primo momento l’avvento della diretta dominazione pontificia (‘ex clave’), secondo la formula della ‘libertas ecclesiastica’, parve foriero di tempi migliori, ma non sarebbe stato così. Nere nubi venivano addensandosi all’orizzonte di un’Italia divisa e distratta che avrebbe ben presto visto il proprio territorio invaso, devastato e conteso dalle truppe francesi e imperiali.

A Fano (1498) il Governatore Paolo Cybo (congiunto di Papa Innocenzio VIII) veniva ucciso in un tumulto di popolo, mentre nel 1501 otteneva la nomina di ‘vicario perpetuo’ della città il sanguinario Cesare Borgia che con amici e alleati fece di Fano uno dei capisaldi del suo Ducato di Romagna. Caduto il Borgia, rappresaglie, vendette e nuovo ritorno della città sotto la diretta potestà del pontefice, l’energico Papa Giulio II.

Nel 1516 fu nominato ‘governatore perpetuo’ Costantino Comneno, esule principe di Macedonia, che ebbe ostili la popolazione e le fazioni nobiliari, fino alla rinuncia della carica nel 1526.

Nel frattempo (febbraio 1517) ci fu anche un breve periodo di dominazione medicea quando Lorenzo de’ Medici, che da Papa Leone X aveva ottenuto il ducato di Urbino, si asserragliò a Fano con le sue truppe, sostenendo vittoriosamente l’assedio delle forze dello spodestato Francesco Maria della Rovere. E fu ancora la volta della famiglia de’ Medici quando Papa Clemente VII promise nel 1526 la signoria di Fano allo sventurato Giovanni dalle Bande Nere; né la potente famiglia fiorentina avrebbe rinunciato alle sue aspirazioni senza l’impedimento di una sollevazione di popolo che nel 1533 costò la vita a non pochi partigiani medicei.

La città, orgogliosa dell’ottenuta ‘libertas ecclesiastica’, si dimostrò infatti fermamente decisa a volerla conservare, anche negli anni seguenti, soprattutto contro i pertinaci tentativi di assogettamento da parte del duca Guidobaldo II della Rovere, signore di uno stato destinato ormai ad avvolgere (da Senigallia a Fossombrone, a Urbino e a Pesaro) e quindi ad isolare il piccolo territorio del ‘Governo di Fano’.