Arte malatestiana Secoli XIV-XV

Tomba di Pandolfo III Malatesti attribuita a Leon Battista Alberti e fatta realizzare dal figlio Sigismondo  nel 1460.
Tomba di Pandolfo III Malatesti attribuita a Leon Battista Alberti e fatta realizzare dal figlio Sigismondo nel 1460.

Del tardo gotico internazionale, in contrapposizione quasi con la nascente arte rinascimentale, fu mediatrice in Fano la politica di Pandolfo III Malatesti, signore, già si è precisato, anche di Bergamo e di Brescia, nonché proprietario di un’elegante dimora a Venezia.

Da Venezia venne infatti a Fano Maestro Filippo di Domenico, seguace fra i più validi dei fratelli dalle Masegne, per scolpire il monumentale complesso della Tomba di Paola Bianca Malatesti (pag. 58) e per fornire colonne e colonnette del Palazzo Malatestiano (pag. 48) le cui bellissime bifore in cotto si rifanno palesemente a modelli lombardi, tipici della corte viscontea milanese.

Un altro veneto, Michele Giambono, dipinse (in collaborazione con il cosiddetto Maestro di Rocajette) il prezioso polittico della Madonna della rosa (pag.55 - oggi presso la Pinacoteca Civica, ma destinato in origine al Santuario della Madonna del Ponte Metauro): testimonianza tra le più significative dei rapporti intercorsi fra le scuole pittoriche marchigiane e gli artisti delle regioni settentrionali e dell’oltresponda adriatico.

Solo nella seconda metà del quattrocento, anticipando la politica culturale della corte montefeltresca urbinate, era bastata la morte di Pandolfo III e l’avvento di Sigismondo perché mutassero gusti e indirizzi.

In tal senso è emblematica la Tomba di Pandolfo III (pag. 58), già pienamente rinascimentale, che, realizzata a trentatré anni dalla morte paterna, Sigismondo commissionò quasi certamente a Leon Battista Alberti.